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“Liberi dal giudizio”: Lucia Di Folca racconta la sua lotta contro il bullismo

Intervista all’autrice del libro “Nella tasca destra in alto”

| di Redazione
| Categoria: Interviste | Articolo pubblicato in Spazio Aperto
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Lucia Di Folca, la giovane scrittrice di Lettomanoppello, si racconta al nostro giornale e lo fa svelandoci alcuni passaggi che l’hanno portata alla stesura del suo libro dal titolo “Nella tasca destra in alto.” Dopo aver concluso gli studi in assistenza odontoiatrica presso l'Università "G. D'Annunzio" di Chieti-Pescara, Di Folca spiega di aver “iniziato quasi per gioco la stesura del mio libro autobiografico, dedicando un po' di tempo a me stessa, dopo un lungo periodo travagliato della mia vita. In più volevo anche arrivare a cogliere la capacità di scrittura di mio padre, ex ingegnere meccanico. Con il mio testo voglio dare un messaggio di speranza ai ragazzi che ricevono pura cattiveria nelle scuole (o in generale), a chi vive il dramma di uno o più lutti ed alcuni consigli su come ci si può rialzare attraverso la fede, traendo forza da alcune persone care ma in particolar modo dai bambini che stanno male.”

Il bullismo. “Nel periodo liceale – spiega l’autrice - sono stata vittima di cattiverie da parte dei miei compagni di classe. In quegli anni, non mi rendevo conto della situazione che stavo vivendo e solo successivamente mi è stato detto che ho subito bullismo. Ogni tanto notavo che anche il professore di matematica mi sbeffeggiava insieme al solito gruppetto. Nessuno mi credeva, né la preside né i miei genitori. Ho continuato a subire cattiverie e odio fino alla maturità. Non potevo nemmeno denunciare perché ero talmente debole fisicamente e psicologicamente che non vedevo l'ora di andarmene da quell'istituto. In concomitanza con l'ultimo anno di liceo, mio padre si ammalò di un tumore raro e di lì ad un anno morì. Dopo la morte di mio padre si susseguirono in brevissimo tempo diversi lutti in famiglia, tra cui mio nonno, un'amica stretta di famiglia, 2 zii ed altri 2 parenti. Avevo toccato il fondo e iniziarono gli attacchi di panico.”

La fede e il trio ‘Il Volo’. “Pensavo che tutto era perso e niente è stato vissuto come una normale giovane di 20 anni, avendo vissuto l'adolescenza come una ‘sfigata di turno’. Fortunatamente, ho trovato la forza di reagire solo con la Fede. In quegli anni, infatti, arrivarono nella mia vita don Andrea, il mio migliore amico, e il trio musicale ‘Il Volo’. Non volevo affezionarmi per niente ad Andrea. Pensavo, ‘va bene credere in Dio e pregarlo...ma avere l'amicizia con un ragazzo che vuol farsi prete per poi convincerti... proprio no’. Invece, - ammette Di Folca -  lui è stato il mio coraggio, la mia forza, la mia speranza, la mia salvezza. Mi è stato vicino anche nel silenzio. Non ha ascoltato solo le mie parole ma ha sentito i miei silenzi. Il ‘Volo’, invece, è stata la vera novità: il primo concerto, la prima esperienza con un fan club, i primi veri e propri divertimenti con le amicizie ‘Volovers’. Ma in particolar modo la fierezza di seguire ragazzi coetanei educati, gentili, generosi, onesti, insomma, ragazzi di altri tempi. Ho avuto la fortuna di conoscere in particolar modo Gianluca Ginoble. Nel 2016, divenne cittadino onorario del mio paese e con la Pro Loco 'Tholos' mi occupai dell’organizzazione dell'evento."

L’Agbe di Pescara. “Nell’agosto del 2015, durante un loro concerto a Chieti, vidi dei bambini con delle maglie arancioni entrare nel backstage. Volevo sapere chi fossero, ma la trepidazione del concerto mi fece subito abbandonare l'idea di questa curiosità. Nel concerto successivo, una mia amica, Marcella, chiese a tutto il gruppo fan club Abruzzo di donare un po' di gadget della fan action, organizzata da noi, ai bambini malati dell'associazione A.G.B.E. (Associazione Genitori Bambini Emopatici) di Pescara."

“Qualche giorno dopo il concerto, l'A.G.B.E. ci ringraziò tramite la sua pagina Facebook e i responsabili avvisarono Marcella dicendo che qualcuno di noi poteva andare a trovarli in casa alloggio. Andai, conobbi l'ambiente e le persone che ne facevano parte. E dal gennaio 2016 non mi sono staccata più da loro. Dopo un paio di anni ci mettemmo d'accordo, tramite la Pro Loco "Tholos" con loro e con il Comune di Lettomanoppello nel realizzare una giornata di solidarietà qui a Lecto. L'A.G.B.E. è importante per me perché i tuoi problemi, anche seri, si azzerano di fronte a bambini che oggi ti sorridono dicendo che la vita è bella (nonostante sappiano della loro malattia)... e domani muoiono per via dei loro tumori o leucemie. Loro sono stati la mia forza più grande.”

“Il mio appello – prosegue Di Folca - è rivolto alle istituzioni religiose, politiche, sociali, agli insegnanti e ai genitori. Si devono seguire i ragazzi in modo diligente. Le persone più deboli non vanno abbandonate, ma vanno incoraggiate ancor di più in modo da farle brillare. Questo libro si rivolge a quelle persone più deboli che hanno voglia di gridare la loro rabbia e il loro disagio (a causa del giudizio degli altri) ma non possono, perché hanno paura della cattiveria altrui."

“Non dobbiamo avere paura del giudizio di altre persone e non dobbiamo nasconderci. Dobbiamo avere il coraggio di chiedere aiuto. Per aiutare non dobbiamo solo ascoltare le parole che ci vengono dette, ma saper ascoltare in particolar modo i silenzi dell'altra persona. Dobbiamo essere liberi di non aver paura di esprimerci. Liberi dalle nostre prigioni mentali e ci dobbiamo rispettare. Rispettare noi stessi e gli altri per essere liberi. Dobbiamo anche portare un messaggio di speranza e un aiuto a chi non riesce a rialzarsi con le proprie forze. Siate liberi di essere liberi dalle vostre prigioni mentali. E rispettatevi – conclude l’autrice -. La libertà è Sacra come il Pane."

 

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