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Il PNRR mette le ali, anzi i pedali ai capoluoghi abruzzesi

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Per le pubbliche amministrazioni è un'occasione unica: approfittare dell'impetuosa corrente del PNRR per effettuare questo breve, intenso e forse irripetibile viaggio verso la sostenibilità. Ma per cogliere l'opportunità bisogna avere una buona imbarcazione, buon personale di bordo, ottimo quello al comando. E soprattutto un piano, per non finire verso una inutile deriva.

I fondi della Missione 2 Componente 2 (M2C2) "Transizione energetica e mobilità sostenibile", quasi 14 milioni di €, arriveranno presto e altrettanto velocemente dovranno essere spesi. Ma i 4 capoluoghi di provincia abruzzesi, a cui le risorse sono destinate perché sedi universitarie, sono già in grado, o lo saranno a breve, per cogliere l'attimo fuggente dell'inatteso finanziamento?
Non si può che esultare per l'opportunità, ancorché di portata ancora insufficiente rispetto a quanto necessario, se solo si vuole puntare, come molti auspicano, alla mobilità ciclistica come la più "sostenibile" da attuare in ambiente urbano. Davvero pochi, 40, forse 50 da dividere per 4, i km ciclabili realizzabili con quell'importo, tra l'altro per collegare le stazioni ferroviarie con le sedi universitarie.

Ma se le opere avessero un effetto volano, di moltiplica, allora le cose potrebbero avere un diverso significato. Se le amministrazioni, ad esempio, avessero adottato ad oggi con decisione chiare politiche di mobility management, si avrebbe a disposizione terreno più fertile per seminare le risorse richiamate.
Facciamo qualche esempio: per quanto risulta, solo i Comuni di L'Aquila e Pescara hanno un mobility manager, d'azienda o meglio d'area, in grado di sostenere la pianificazione in materia di mobilità sistematica; allo stesso modo sono stati redatti, direttamente o meno, piani di spostamenti casa lavoro (PSCL). Gli altri comuni no.
Ma non si hanno informazioni circa l'efficacia delle attività sia Mobility Manager né dei piani di loro pertinenza; se, intanto, quello/quelli di area si sono fatti promotori di azioni di coordinamento presso le aziende del proprio territorio ovvero presso le scuole di riferimento, né se i piani sono stati attuati e con che efficacia; non è noto se i PUMS, Piani urbani della mobilità sostenibile, dove redatti, li abbiano visti protagonisti nella redazione o banali spettatori, e se a loro sostegno sono stati istituiti uffici di riferimento, con personale e risorse dedicate.
Poche le notizie relative alla redazione di Biciplan, i Piani urbani della mobilità ciclistica, piani di settore dei PUMS; forse solo L'Aquila lo ha portato a termine, Pescara ne ha uno in corso di redazione. Ma di questi non sappiamo quanto sia rilevante la componente relativa ai processi partecipativi, indispensabile spina dorsale dei piani.

L'osservatorio "ComuniCiclabili" di FIAB registra la presenza solo del Comune di Pescara, fermo a due Bike Smile su cinque, in attesa di ulteriori adesioni.
In un incontro, svoltosi la scorsa primavera all'interno dell'evento fieristico ECOMOB di Pescara, era stata auspicato, in particolare dall'assessore teramano Maurizio Verna, la costituzione di un coordinamento tra i quattro colleghi comunali, per confrontarsi sulle attività e per un reciproco scambio di prospettive di lavoro; ma da allora sembra che nessuno abbia dato seguito ad oggi ad alcuna iniziativa.
Opportunità che invece potrebbe essere colta dalla Regione, chiamata ormai da più norme, a partire dalla propria legge regionale del 2013 alla n. 2 del 2018 (la legge quadro nazionale sulla mobilità ciclistica), a fare da collettore delle varie iniziative e a sostenere azioni di raccordo e di promozione, oltre che di supporto formativo.

Ma forse in Regione non hanno ancora nominato il proprio o la propria Mobility Manager, né conseguentemente mai redatto un piano di spostamento casa lavoro del proprio numeroso personale.
 

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