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San Salvo-Pescara in bici, tra mare e cenere!

Il racconto di Giancarlo Odoardi

| di Giancarlo Odoardi
| Categoria: Attualità | Articolo pubblicato in Spazio Aperto
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Il giorno dopo il grande incendio della Pineta Dannunziana del primo agosto, sono partito per una ricognizione ciclistica verso sud, lungo la Via Verde della Costa dei Trabocchi. In treno più bici fino alla fermata del Porto di Vasto, e poi dritto per San Salvo e ritorno: poco meno di 100 km (dell'avventura in treno, per chi volesse, ho scritto qui (appendiabiti al posto di porta bici).

Alla stazione di arrivo non si trova alcuna indicazione per la pista ciclabile costiera, per cui bisogna conoscere il territorio. Comunque, andando a sinistra all'uscita e poi a destra e a destra ancora si finisce nel dedalo di strade della zona industriale. Sapendo dov'è, si può arrivare al belvedere di Punta Penna. O si scende di lì, poco agevolmente e con bici a mano, fino alla spiaggia, oppure si gira al largo sulla strada (tanto poi per andare a sud bisogna passare su quella). Passato il camping "Grotta del Saraceno" (se si va dentro a visitare c'è un belvedere fenomenale che da sulla tutta la costa vastese, ma con cielo terso si scorgono anche le Isole Tremiti all'orizzonte) si prosegue verso Vasto e al primo bivio per la statale si sceglie l'altra strada.

A cinquanta metri c'è l'ingresso della ciclabile, tutta colorata di verde: la vista però è solo per la splendida costa. Sul tracciato ci sono solo un paio di gallerie, ben illuminate (al mio passaggio c'erano lavori in corso). La pista termina davanti la vecchia stazione di Vasto.

Per riprendere la ciclovia bisogna scendere alla marina: un paio di curve e si è sul lungomare. Pecorso l'ampio marciapiede, si arriva a individuare una lingua verde brillante che punta dritta a sud. Lungo il percorso sono evidenti i segni del fallimento (credo di non sbagliare a giudicare da una certa ruggine) di un primo tentativo di bike sharing station based di prima maniera. Peccato.

Dopo poco meno di 10 km si arriva alla partenza: si, Piazza Pietro Ciccorossi a cui sembra intitolala la pista che da lì muove e che, secondo Bike to Coast, dovrebbe congiungere San Salvo con Martinsicuro, dopo 131 km (io ne farò 80 fino a Pescara).

Torno fin dove sono partito, Punta Penna (primi 20 km, che con l'andata fanno 40) e da qui ci si infila lunga la pista bianca che attraversa il Parco della Costa Teatina, passando per Punta Aderci e Mottagrossa. Dopo il presidio di Finis Terrae, e quindi Casalbordino, all'altezza della località Le Morge (qui ci sono 100 metri di spiaggia ciottolosa per i naturisti), per i meno avventurosi bisogna tornare sulla SS 16, per scavalcare il tratto costiero crollato (per i più audaci c'è uno sterrato). Si rientra all'altezza del ponte sul fiume Sangro. Da lì tutto dritto fino a Ortona.

Per andare oltre ci sono due strade: o si sale al Paese per poi riscendere, o altrimenti si passa in modo un pò avventuroso lungo Fosso Peticcio. Scelgo sempre questo percorso, ma questo volta con una grande sorpresa.

Appena superato il ponte della ferrovia mi si è aperto davanti uno scenario da guerra: non sapevo ci fosse stato un incendio il giorno prima, che aveva interessato tutta la vallata (a un contadino sembra sia sfuggito il fuoco appiccato ad alcune sterpaglie). In mezzo ad un paesaggio lunare nero, la stradina bianca è quasi irriconoscibile, completamente ricoperta di canne bruciate. Tutt'intorno una landa spettrale di fusti provati dalle fiamme: alcuni non hanno resistito e sono crollati occupando la strada. Per andare oltre ho dovuto quasi strisciare per terra con tutta la bici. L'odore acre di bruciato mi ha accompagnato per tutta la risalita.

Tornato sulla strada una scoperta: proprio all'innesto, immerso nella vegetazione, ho sempre visto quello che sembrava essere un rimessaggio di ferri vecchi. Adesso, spoglio della vegetazione, è venuto fuori, in tutta la sua estensione, un magazzino di suppellettili inimmaginabile: bombole, reti di letto, telai di ogni tipo, da auto a moto a bici e altro, pentole... Un cimitero di lamiere!

Giù in basso, chissà perché preservato dalle fiamme, avevo nel frattempo incontrato il palo con la segnaletica della pista ciclopedonale. Anche se bruciato alla base, sembrava come fosse nuovo. Un segno!

Giancarlo Odoardi

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