Antonio Candeloro detto "Bacone"

Classe 1937, 54 anni di mare e soprannome ereditato dal padre. I ricordi di un marinaio vero

| di Roberta Zimei
| Categoria: Personaggi
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L'incontro tra Bacone e Papa Giovanni Paolo II

Antonio o Bacone?
"Io so' Bacone. Ci chiamavano mio padre e poi anche a me. Hanno rinnovato il nome".

All'Anagrafe, però, è Antonio Candeloro, classe 1937, pescarese da più generazioni. Nel suo curriculum, 54 anni di mare, 2 visite private al Papa Wojtyla, una pescatrice di 80kg come trofeo, la fama di cuoco dei sapori autentici della cucina marinara pescarese e, prima del matrimonio con Rosanna 9 anni fa, anche la fama di latin lover.

Vederlo all'opera in cucina mentre prepara il brodetto per gli amici, nel giorno di chiusura del ristorante la Paranza, è già una bella storia. In pentola, pesce di scarto appena pescato "è questo che mangiano i pescatori perchè è il più saporito" pomodoro, ma soprattutto peperone fritto ("lu fuffillune", in lingua originale) che rende l'olio e il sugo belli scuri e profumati.

Diciamolo subito. Fare il pescatore oggi "è una pacchia", con tutte le attrezzature e le diavolerie elettriche che ci sono sulle barche, con i computer e il resto. "Una volta andavamo a orecchio e a occhi, guardavamo il mare, le stelle e le montagne per orientarci e scandagliavamo il fondale a mano. E le barche c'avevano il motore dei carrarmati. Due giorni a mare e due a terra perchè si sfasciavano. E durante la guerra il porto era ancora più stretto di adesso però ci passavamo lo stesso. Noi li facevamo scavà" dice in pescarese stretto mentre pulisce un altro pò di pesce.

Della prima volta che è andato a mare come marinaio, a 12 anni, ricorda che stava a  guardare il lavoro dei più grandi, ma solo per quella notte, perchè poi ci si doveva dar da fare. Nel 1958 la prima barca di proprietà, Nèòn, poi la Pina e negli anni 80, la più grande, la Bacone, una 21 metri che con 48 ore di mare portava a terra dalle 60 alle 80 cassette di pesce da una ventina di chili ognuna. A quei tempi ha provato a stare in Montenegro, ma non ha resisstito più di tre mesi. E sempre con la Bacone andava a pescaree nella ex Jugoslavia, senza mai superare quel confine di 12 miglia dalla costa che imponeva la legge. Mentre altri amici suoi - racconta - Tito li ha anche trattenuti.

Rifaresti lo stesso lavoro?
"Per forza, lo faceva pure mio padre Carmine con la paranza - perchè allora ci stavano le barche a vela ed era pure pericoloso stare in mare se c'era cattivo tempo. Vedi dove oggi ci sta la Madonnina? Allora ci stavano gli ombrelloni e le donne aspettavano i pescatori e lavavano i panni al fiume".

Poi, a metà anni '90, Bacone vuole incontrare il Papa: accompagnato da Monsignor Cuccarese, allora vescovo di Pescara, riesce per due volte ad essere ricevuto in udienza privata da Giovanni Paolo II.

"Ho portato 4 cassette di pesce - racconta Bacone - una per Cuccarese, una per Sodano, una per Re e l'altra per il Papa, una per ogni piano del Vaticano. Re (il cardinale Giovanni Battista Re) era uno che parlava solo di politica, Wojtyla invece mi ha rossiro e mi ha detto: è  bella Pescara, vero? E si mangia il pesce buono", "E' venuto in visita Pietro, il nostro pescatore" pare abbia detto l'arcivescovo pescarese al segretario del Santo Padre per presentare adeguatamente l'ospite. "Ma che Pietro, io so' Bacone!" sembra abbia risposto il pescatore.

Roberta Zimei

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